Quella non era paideia, questa non è giustizia
Lui ragazzino magro e già vizioso, lei donna dai molti amanti ora sul viale del tramonto, poi coperte di ermellino, collane di perle, ginocchia nude, asciugamani inzuppati perché Chéri lascia sempre il bagno in condizioni disastrose, le bugie di lei: “Sì, per quanto bello, lo cambierei con un altro, se non si trattasse di un caso di coscienza”. Un caso di paideia.

Non c’è vita per la paideia da queste parti, a meno di essere la madre di Chéri descritta da Colette, che aveva dato il proprio consenso di signora navigata, o la madre della ragazzina stuprata da Polanski, o anche la madre di Brooke Shields che la faceva fotografare nuda e ricoperta di olio dorato a dieci anni e la mandava fiera a recitare la parte di una puttana dodicenne. La paideia è morta con Antinoo, i greci erano degli sporcaccioni colti e molte mie amiche non lasciano le figlie preadolescenti dormire a casa delle compagne di scuola se non conoscono bene i padri. Gli adulti sono pericolosi, i bambini vanno protetti. E’ un pensiero schizofrenico, perché questi bambini diventano in pochi mesi liberi di fare qualunque cosa: tornare alle cinque del mattino, prendere la pillola del giorno prima, del giorno dopo e del mese prossimo, scopare variamente, ma metterli in salvo dalle zampe pelose del lupo non è in discussione. Il rischio educativo non si può correre: in teoria è molto bello immaginare lo scambio fra generazioni, l’amicizia con i ragazzi, l’incontro per la conoscenza, l’arricchimento, la formazione, in pratica gli spezzo le dita.
Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
